1986: l’Italia scopre lo scandalo del vino al metanolo

lo scandalo del vino al metanolo compie 34 anni

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Il fatto

17 marzo 1986: decine di persone in Lombardia, Piemonte e Liguria, si intossicarono per l’ingestione di vino adulterato.

Così iniziò il periodo dello scandalo del vino al metanolo.

La grande tradizione vinicola italiana fu duramente messa alla prova da un fatto che ebbe vasta eco, non solo nella penisola.

Migliaia di operatori del settore, professionisti abituati a fornire un prodotto di alta qualità, si sono visti all’improvviso coinvolti nel vortice dello scandalo che ha portato tanta diffidenza verso questi operatori, coinvolgendo anche le persone serie.

Il metanolo

Il motivo dell’uso smodato di metanolo era aumentare la gradazione alcolica. Il metanolo è una sostanza presente nella fermentazione dell’uva, per cui c’è una tolleranza tra 0,60 e 0,15 ml su 100 ml di alcol etilico che è consentita e che non nuoce alla salute.

Il problema è quando la quantità sfora, come nel caso in esame, cosa che causò 23 decessi e danni personali gravissimi, come cecità e danni neurologici.

Il fulcro dello scandalo era localizzato in Piemonte, nella provincia di Asti, la cantina Ciravegna in particolare, ma le indagini che ne seguirono portarono alla luce che diverse erano le cantine ad usare il metanolo.

I danni all’immagine

I danni all’immagine al vino italiano furono tali da durare per molto tempo.

La diffidenza che ne seguì colpì non solo i consumatori esteri, ma anche quelli italiani, a tutto vantaggio della Francia e di altri Stati produttori.

Nel 1992 si concluse il primo grado del processo con condanne pesanti agli autore del reato.

Purtroppo, però, 6 anni di mancata risposta, in attesa della conclusione del processo, ha creato un enorme danno, che solo dopo un lungo periodo di tempo si è superato.

Fortunatamente oggi l’Italia ha riconquistato il mercato, anzi lo ha ampliato al mercato mondiale con numeri importanti, però la salita è stata davvero dura.

Forse le esperienze negative del passato hanno lasciato un segno, ed è dalla sconfitta che si è tratto l’insegnamento che è meglio offrire un prodotto di qualità che ha un ritorno nel tempo.

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