Che cos’è l’eccesso? Per una persona benestante del ventunesimo secolo, questa potrebbe essere una domanda non così semplice. In effetti, se ci pensiamo bene, la nostra epoca è spesso condizionata dall’accumulo: accumulo di beni personali, di traguardi, di pensieri. Siamo talmente impegnati ad arricchirci materialmente, che troppo poco spesso ci fermiamo a riflettere, a incrementare il nostro bagaglio mentale. Ciò, vale anche per le azioni che svolgiamo tutti i giorni. Perfino per quelle vitali, come ad esempio nutrirsi. L’eccesso di cibo è un problema che riguarda la maggior parte dei paesi industrializzati. Uno dei maggiori è la Cina, la quale, per cercare di risolvere il problema, ha attivato la “campagna del piatto pulito“.



Campagna del piatto pulito: le radici

Comunemente, si pensa alla cucina orientale come un qualcosa di nettamente distaccato dalla cultura culinaria occidentale, e ben più salutare di quest’ultima. Spesso si dice che le persone di origine orientali vivano più a lungo di noi occidentali, proprio grazie alle loro abitudini alimentari.

campagna del piatto pulito

Nella cultura cinese, vi è però un’usanza che non fa altro che alimentare il fenomeno dello spreco di cibo: quella di non lasciare mai i piatti completamente vuoti, poiché segno di maleducazione nei confronti di chi cucina. E’ proprio ispirandosi a questo fenomeno che il presidente Xi Jinping ha nominato la sua battaglia “campagna del piatto pulito”.



Un dato inaspettato

Non si tratta solo di questa cosiddetta cultura dello spreco. I tempi sono cambiati anche per le popolazioni orientali e per il loro modo di alimentarsi. Come scritto sopra, la credenza che la cucina cinese sia di fatto tra le più salutari del pianeta, persiste ancora oggi. Di certo non paragoneremmo mai l’alimentazione cinese con quella americana, composta in gran parte da junk food.

Eppure, i dati parlano chiaro: la Cina è il secondo paese al mondo con più casi di obesità dopo gli Stati Uniti D’America. Uno scenario per molti inaspettato, e che di certo fa riflettere. Purtroppo, la società odierna, a prescindere dal paese d’origine, ha abbandonato la lentezza. Questo fatto, non fa che portare avanti la convinzione che per vivere serenamente si debba correre, tralasciando i dettagli. Dimenticandosi che la vita stessa è fatta di dettagli, piccoli e fondamentali.
Il cibo non fa che rispecchiare questa mentalità. Esso deve essere veloce, quindi facilmente reperibile e soddisfacente per il palato. Il suo valore nutrizionale e culturale passa troppo spesso in secondo piano.

Una raccapricciante conferma di ciò, sono i cosiddetti Mukbang. Si tratta di video nei quali una determinata persona ingurgita una quantità assurda di cibo. Un vero e proprio schiaffo nella faccia per quelle persone che a malapena riescono a sbarcare il lunario.

Non si tratta di una moda totalmente orientale, bensì internazionale. Tuttavia, la campagna del piatto pulito si muove anche per combattere i mukbang. Un esempio ci è fornito dalla piattaforma Douyin, sito simile a TikTok. Il social, ha stabilito che chi effettuerà ricerche come “mukbang” o “re del grande stomaco”, troverà suggerimenti sul restringimento dello spreco alimentare.

La formula “N-1”:

La Wuhan Catering Industry Association, l’associazione dei ristoratori del capoluogo dell’Hubei, ha stabilito una nuova regola finalizzata a contenere il problema. Si tratta della formula N-1. Di cosa si tratta? E’ molto semplice. Significa che per ogni commensale che si presenta a un dato ristorante, verrà servito un massimo numero di porzioni pari a quello dei presenti meno uno. Dunque, se dieci persone prenotano un tavolo, essi potranno ordinare al massimo nove portate.

Questo è un provvedimento non da poco, date le abitudini che i cinesi hanno a tavola. Infatti, essi sono soliti ad acquistare parecchi piatti, che poi verranno condivisi con tutti i commensali. Difficilmente si usa scegliere una sola pietanza a persona.

La campagna del piatto pulito ci fa riflettere

In quanto cittadini del mondo, dovremmo sentirci in diritto di vivere a pieno le nostre vite. Questo però non significa screditare tutto ciò che ci circonda. E’ infatti nostro dovere preservare il pianeta sul quale viviamo, e cercare di rappresentare un aiuto effettivo per chi è più in difficoltà di noi.

Sono molte le campagne che si occupano di sensibilizzazione ambientale. Ed è ormai noto che vivere sostenibile è semplice, basta semplicemente applicarsi. Al giorno d’oggi le alternative eco-friendly di ciò che più ci caratterizza sono pressoché infinite.

Per finire, poniamoci di fronte a una domanda: se in quanto esseri umani ci consideriamo tanto più evoluti rispetto agli altri animali, possibile che ci risulti così difficile distinguere necessità e vizio, in modo da ridurre gli sprechi?

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