Il volume, presentato il 3 novembre a Corte Franca, raccoglie 87 prodotti dell’Arca del Gusto e 19 Presìdi Slow Food della Lombardia. Consegnati gli attestati di riconoscimento ai produttori Matteo Calzaferri e Carlo Mazzoleni, custodi di tradizioni agroalimentari del territorio.
La Lombardia custodisce un patrimonio agroalimentare fatto di prodotti antichi, varietà locali, saperi contadini e tradizioni che rischiano di scomparire. Raccontare questa ricchezza significa anche proteggerla e riconoscere il lavoro di chi, ogni giorno, contribuisce a mantenerla viva. È questo il messaggio al centro della presentazione dell’Atlante dell’Arca del Gusto della Lombardia, il volume di Slow Food che raccoglie e valorizza le eccellenze regionali a rischio di estinzione.
L’iniziativa è stata presentata martedì 3 novembre 2026 a Corte Franca, in provincia di Brescia, negli spazi della storica azienda vitivinicola Guido Berlucchi, sostenitrice del progetto dei Presìdi Slow Food.
L’Atlante, già disponibile per l’acquisto sul sito di Slow Food, raccoglie 87 prodotti dell’Arca del Gusto e 19 Presìdi Slow Food della Lombardia. In occasione dell’evento sono stati inoltre consegnati due attestati di riconoscimento a produttori impegnati nella tutela della biodiversità regionale: Matteo Calzaferri, che coltiva il fagiolo Copafam e il carciofo di Malegno, e Carlo Mazzoleni, produttore dello Storico Ribelle e del Furmàcc del Féen.
Un atlante per raccontare i sapori e le tradizioni della Lombardia
Il volume regionale fa parte di una collana composta da 18 libri illustrati, che riunisce complessivamente 1.450 prodotti italiani da salvare. Il progetto, voluto dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, è realizzato da Slow Food Italia insieme all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, il contributo della banca dati Ismea e il supporto dei Borghi più Belli d’Italia.
Ogni prodotto viene presentato attraverso la propria storia, le caratteristiche e gli utilizzi in cucina. Ne emerge una fotografia della biodiversità lombarda che attraversa varietà vegetali, formaggi, salumi, dolci e numerose altre specialità, restituendo il legame profondo tra alimentazione, cultura e identità dei territori.
«18 libri, 1450 prodotti da salvare: una fotografia dell’agrobiodiversità italiana, un viaggio alla scoperta di cibi che raccontano vite, territori e comunità», ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
Nappini ha ricordato il valore del percorso avviato da Carlo Petrini e da Slow Food quarant’anni fa: proteggere la biodiversità contrastando la monocoltura e riconoscendo la complessità come una risorsa. Attraverso il cibo, ha spiegato, è possibile raccontare le storie di viticoltori, pastori, pescatori e casari, insieme a pratiche agricole, conoscenze popolari e paesaggi che rischiano di essere dimenticati.
La biodiversità lombarda: dal fagiolo Copafam allo Storico Ribelle
Tra le storie che l’Atlante porta alla luce ci sono quelle di quattro prodotti particolarmente rappresentativi del patrimonio regionale, legati al lavoro di due produttori premiati durante la presentazione.
Il fagiolo Copafam, originario delle aree montane della Val Camonica, si riconosce per i semi grandi e variopinti e per il sapore dolciastro, con sentori che ricordano le castagne. Il nome deriva dal dialetto e significa «che uccide la fame», un riferimento alla sua importanza nell’alimentazione delle comunità contadine.
Un tempo alimento prezioso nelle famiglie di montagna, oggi viene coltivato prevalentemente per uso familiare e trova spazio nelle ricette tradizionali: in inverno nella trippa in brodo, durante la bella stagione accanto alla carne salata di cavallo.
Accanto al fagiolo c’è il carciofo di Malegno, conosciuto localmente come «articiok de Malegn». Si tratta di una varietà caratterizzata da capolini piccoli, profumo intenso e gusto deciso, con una marcata nota amara. La sua conservazione è affidata a circa dieci agricoltori locali e alla resistenza della pianta, capace di sopravvivere anche nei terreni abbandonati.
In cucina viene tradizionalmente consumato bollito e condito in pinzimonio, mentre trova impiego anche nelle infusioni per le sue proprietà nutraceutiche.
La ricchezza agroalimentare lombarda si esprime anche attraverso i prodotti caseari delle montagne. Tra questi spicca lo Storico Ribelle, formaggio d’alpeggio realizzato nelle valli di Gerola e Albaredo, in provincia di Sondrio, tra i 1.400 e i 2.000 metri di altitudine.
Prodotto con latte crudo e secondo metodi tradizionali, racchiude nei suoi aromi il carattere dei pascoli alpini, con note di erbe montane che evolvono, durante la stagionatura, verso sentori di frutta secca e castagna. La sua produzione contribuisce alla conservazione degli alpeggi, della biodiversità delle Orobie e di un’antica cultura casearia.
Durante il resto dell’anno, utilizzando i fieni locali, viene prodotto il Furmàcc del Féen, altra testimonianza del rapporto tra le risorse del territorio e le competenze tramandate dai produttori.
Slow Food Lombardia: custodire il patrimonio per le generazioni future
Per Giuliana Daniele, presidente di Slow Food Lombardia, l’Atlante rappresenta uno strumento importante per riconoscere il valore delle produzioni locali e delle comunità che le mantengono vive.
«L’Atlante dell’Arca del Gusto della Lombardia racconta la ricchezza e la varietà dei nostri territori attraverso prodotti che custodiscono storie, saperi e tradizioni tramandati nel tempo», ha dichiarato.
Daniele ha evidenziato come la tutela della biodiversità non riguardi soltanto ciò che arriva sulle nostre tavole, ma coinvolga un sistema più ampio: la salute del suolo, dell’acqua e dell’aria, la dignità del lavoro e la sostenibilità delle filiere alimentari.
Valorizzare questi prodotti significa quindi proteggere l’identità agroalimentare lombarda e sostenere le persone che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono alla salvaguardia del patrimonio naturale e culturale.
L’Arca del Gusto: quasi trent’anni per salvare i prodotti a rischio
L’Arca del Gusto nasce nel 1997 da un’intuizione di Slow Food: realizzare un catalogo internazionale dei prodotti alimentari tradizionali a rischio di scomparsa. Un progetto che non si limita a raccogliere nomi di alimenti, ma documenta anche le storie, le tecniche di produzione e le conoscenze che li accompagnano.
Le prime riflessioni risalgono al 1996, quando un gruppo di attivisti Slow Food, osservando la progressiva scomparsa di alcune coltivazioni tradizionali nelle Langhe, comprese l’urgenza di documentare e proteggere quel patrimonio.
Da allora il progetto ha assunto una dimensione internazionale: oggi l’Arca del Gusto raccoglie oltre 6.000 prodotti provenienti da più di 160 Paesi. L’Italia conta oltre 1.400 segnalazioni.
Accanto all’attività di catalogazione si sviluppa il progetto dei Presìdi Slow Food, che trasforma la conoscenza in azioni concrete sul territorio. I Presìdi sostengono la salvaguardia di prodotti tradizionali, tecniche di coltivazione, allevamento, pesca e trasformazione, ma anche paesaggi rurali ed ecosistemi.
I prodotti dell’Arca del Gusto sono, come ha ricordato Carlo Petrini, «semi di futuro, possibilità per costruire un mondo migliore». Un patrimonio che racconta il passato, ma soprattutto indica una strada per il futuro: difendere la biodiversità, sostenere i produttori e promuovere sistemi alimentari più sostenibili ed equi.
L’Atlante della Lombardia diventa così molto più di una raccolta di specialità gastronomiche: è una mappa di persone, territori e tradizioni, un invito a conoscere ciò che rende unico il patrimonio alimentare regionale e a contribuire alla sua conservazione.



