Gli Atlanti dell’Arca del Gusto: la biodiversità italiana diventa un’enciclopedia

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Diciotto volumi, 1.450 prodotti da salvare e un patrimonio di saperi, tradizioni e comunità. A Terra Madre Salone del Gusto 2026 Slow Food presenta gli Atlanti dell’Arca del Gusto, il progetto voluto da Carlo Petrini per mappare e proteggere la biodiversità agroalimentare italiana.

La biodiversità non è soltanto una parola legata all’ambiente. È anche memoria, cultura, identità e capacità di guardare al futuro. È da questa consapevolezza che nasce uno dei progetti più significativi presentati a Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre nell’anno del 40° anniversario di Slow Food Italia.

Sono 18 gli Atlanti dell’Arca del Gusto, pubblicati da Slow Food Editore e realizzati grazie alla rete territoriale dell’associazione e alla collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Al loro interno trovano spazio circa 1.450 prodotti italiani a rischio di scomparsa: varietà vegetali, razze animali, pani, formaggi, salumi, dolci e altre produzioni legate alla storia agricola e gastronomica delle diverse regioni.

Un’opera che va oltre la semplice catalogazione. Gli Atlanti raccontano infatti i territori attraverso ciò che viene coltivato, allevato, trasformato e tramandato, mettendo al centro anche le persone che custodiscono questi patrimoni.

Dall’idea di un gruppo di attivisti a un progetto nazionale

La storia dell’Arca del Gusto affonda le proprie radici negli anni Novanta. Nel 1996, durante una cena nelle Langhe, alcuni attivisti di Slow Food vennero a sapere che gli ortolani della zona avevano smesso di coltivare peperoni per dedicarsi a produzioni floricole considerate più redditizie.

Da quella constatazione nacque l’idea di iniziare a mappare le produzioni che rischiavano di scomparire. Un’intuizione destinata a trasformarsi in uno dei progetti simbolo di Slow Food.

Nel tempo l’Arca ha assunto una dimensione internazionale e oggi raccoglie migliaia di prodotti legati alla cultura e alle tradizioni alimentari di numerosi Paesi.

Gli Atlanti italiani rappresentano un nuovo capitolo di questo percorso: uno strumento pensato per conoscere, documentare e trasmettere un patrimonio che non può essere considerato immutabile.

«Semi di futuro»

Carlo Petrini aveva definito questi prodotti «semi di futuro», sottolineando come la loro tutela potesse contribuire alla costruzione di un modello diverso di sviluppo.

Gli Atlanti nascono proprio da questa visione. Non sono soltanto libri da consultare, ma strumenti destinati a scuole, istituzioni, centri di ricerca, produttori, ristoratori e cittadini.

La loro funzione è duplice: da una parte fotografare la ricchezza dell’agrobiodiversità italiana, dall’altra creare le condizioni perché questa conoscenza possa essere trasmessa e utilizzata per continuare il lavoro di tutela.

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha ricordato durante la presentazione come quello degli Atlanti fosse un progetto particolarmente caro a Petrini. La loro pubblicazione, ha sottolineato, non rappresenta però un punto di arrivo: la mappatura dovrà continuare per individuare nuovi prodotti, storie e saperi ancora poco conosciuti.

La biodiversità come patrimonio vivo

Il valore dell’Arca del Gusto sta anche nel legame tra prodotti e comunità. Dietro una varietà di frutta, un formaggio o un pane tradizionale ci sono infatti tecniche di coltivazione e trasformazione, paesaggi agricoli, conoscenze tramandate e persone che continuano a mantenere vive pratiche spesso lontane dalle logiche della produzione standardizzata.

È questo il motivo per cui Slow Food considera la biodiversità un patrimonio da proteggere nella sua dimensione agricola, gastronomica e culturale, oltre che naturale. Un’impostazione che rappresenta uno dei temi centrali della 16ª edizione di Terra Madre.

Il contributo dell’Università di Pollenzo e di Ismea

La realizzazione degli Atlanti è stata possibile grazie alla collaborazione tra Slow Food Italia e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che ha contribuito al lavoro di ricerca, documentazione e sistematizzazione delle informazioni.

Un ruolo importante è stato svolto anche da Ismea, attraverso la propria banca dati e il contributo alla conoscenza delle trasformazioni che interessano il sistema agricolo e alimentare italiano.

Il presidente di Ismea Livio Proietti ha evidenziato il valore di un progetto che mette insieme varietà, produzioni, razze, tecniche e saperi, ricordando al tempo stesso la necessità di sostenere le comunità che quotidianamente si prendono cura dei territori.

A Torino i prodotti da salvare di tutta Italia

Accanto alla presentazione degli Atlanti, Terra Madre 2026 porta nel cuore di Torino una grande esposizione dedicata alla biodiversità italiana.

Nello spazio di Slow Food Italia in piazza Castello, fino al 27 settembre, sono esposti centinaia di prodotti provenienti dalle diverse regioni: frutta, verdura, formaggi, pani, dolci e salumi che raccontano la varietà del patrimonio agroalimentare nazionale.

L’esposizione diventa così il complemento concreto alla narrazione degli Atlanti: i prodotti descritti nei volumi possono essere incontrati, osservati e conosciuti attraverso le comunità e i produttori che li custodiscono.

Dalle pagine delle scuole alla prossima generazione

Uno degli aspetti più importanti del progetto riguarda la sua dimensione educativa. I 18 volumi degli Atlanti dell’Arca del Gusto saranno infatti utilizzati anche nelle scuole coinvolte nel progetto Orto Slow Food.

Saranno inseriti nei kit destinati a centinaia di classi in occasione della prossima Festa degli Orti, prevista l’11 novembre.

La biodiversità entra così nelle aule e diventa materia di conoscenza, attraverso storie di prodotti, territori e persone.

Un’eredità che continua

La presentazione degli Atlanti assume un significato particolare nell’anno in cui Slow Food Italia celebra i suoi 40 anni e dopo la scomparsa del suo fondatore Carlo Petrini. L’associazione ha scelto di legare questa ricorrenza proprio al tema della biodiversità, considerata una delle chiavi per immaginare il futuro dei sistemi alimentari.

I 18 volumi diventano quindi una sorta di fotografia dell’Italia agricola e gastronomica, ma soprattutto un invito a non considerare concluso il lavoro.

Perché salvare un prodotto significa salvare anche una storia, una tecnica, un paesaggio e una comunità. E significa permettere a quel patrimonio di continuare a esistere, non come ricordo del passato, ma come possibilità per il futuro.

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