Terre Alte, Slow Food lancia una nuova sfida: riabitare e resistere

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Da Terra Madre Salone del Gusto 2026 parte il percorso di Slow Food Italia per riportare al centro aree montane e collinari, biodiversità, tradizioni e nuove opportunità per le giovani generazioni. Dal 16 ottobre la campagna “Terre AltRe. Riabitare e resistere”, mentre nasce la Scuola di Terre Alte.

Le Terre Alte non sono luoghi marginali, ma territori nei quali si concentrano biodiversità, saperi, produzioni agricole e funzioni essenziali per l’equilibrio ambientale. È da questa consapevolezza che Slow Food Italia lancia, a partire da Terra Madre Salone del Gusto 2026, un nuovo percorso dedicato alle aree collinari e montane italiane.

Il progetto si sviluppa attraverso due iniziative principali: la campagna nazionale “Terre AltRe. Riabitare e resistere”, che prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, e la Scuola di Terre Alte, un percorso formativo rivolto alle nuove generazioni.

L’obiettivo è riportare l’attenzione su territori che negli ultimi decenni hanno vissuto un progressivo spopolamento, ma che oggi possono rappresentare una risorsa importante per affrontare le sfide ambientali, sociali ed economiche del presente.

Biodiversità e comunità al centro

Prati, boschi e pascoli svolgono un ruolo importante nella conservazione del carbonio nel suolo e nella prevenzione del dissesto idrogeologico. Se correttamente gestiti, possono contribuire a contrastare fenomeni come frane, smottamenti e incendi.

Ma le Terre Alte custodiscono anche una straordinaria ricchezza biologica e culturale: razze animali antiche, varietà di cereali, legumi, ortaggi e vitigni che nel corso dei secoli si sono adattati alle condizioni delle aree montane, insieme alle tecniche tradizionali utilizzate per coltivarli e trasformarli.

Secondo Slow Food, proprio la perdita di queste attività rischia di compromettere non soltanto un patrimonio gastronomico, ma anche gli equilibri ambientali e sociali dei territori.

A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, lo sviluppo squilibrato del Paese ha favorito il progressivo abbandono delle aree interne. La diminuzione dei servizi e delle opportunità ha alimentato un circolo che continua a indebolire alcune comunità e a modificare gli equilibri ambientali.

“Terre AltRe. Riabitare e resistere”

La campagna prenderà il via il 16 ottobre e coinvolgerà la rete Slow Food presente sul territorio nazionale.

Per oltre un mese, attivisti, produttori dei Presìdi Slow Food e dei Mercati della Terra, cuoche e cuochi dell’Alleanza Slow Food saranno protagonisti di visite, laboratori, attività didattiche e iniziative dedicate alle produzioni di alta quota.

Anche la cucina diventa così uno strumento per raccontare le Terre Alte. I cuochi dell’Alleanza saranno chiamati a diventare ambasciatori dei prodotti di questi territori, portandoli nei propri menu e contribuendo a creare un collegamento tra le comunità montane e le città.

Il vicepresidente di Slow Food Italia Federico Varazi sottolinea proprio questo valore: il cibo può contribuire a riattivare relazioni economiche e culturali e a creare nuove opportunità per chi decide di restare, tornare o investire nelle aree interne.

L’obiettivo, spiega Varazi, non è idealizzare il passato, ma rendere contemporanei mestieri antichi attraverso tecniche, tecnologie e soluzioni innovative.

Il sostegno del Consorzio del Parmigiano Reggiano

La campagna “Terre AltRe” è realizzata con il sostegno del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, da tempo impegnato nel contrasto all’abbandono delle aree montane dell’Appennino emiliano attraverso la valorizzazione del Parmigiano Reggiano Prodotto di montagna.

La filiera coinvolge oltre 110 caseifici situati in aree appenniniche.

Per il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, il presidio agricolo e zootecnico rappresenta un elemento essenziale per la sopravvivenza della montagna. La produzione del Parmigiano Reggiano, con 785 allevatori e 82 caseifici, costituisce infatti una componente economica e sociale rilevante per le comunità locali.

La permanenza delle attività agricole contribuisce inoltre alla manutenzione del paesaggio e alla costruzione di un ecosistema turistico legato alla conoscenza e alla valorizzazione dei territori.

Nasce la Scuola di Terre Alte

Accanto alla campagna di sensibilizzazione, Slow Food Italia punta sulle nuove generazioni con la Scuola di Terre Alte, un laboratorio diffuso realizzato con il contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit.

Il progetto trasforma le aziende agricole situate tra Alpi e Appennini in una sorta di infrastruttura educativa a cielo aperto, destinata a trasmettere competenze e conoscenze legate ai mestieri della montagna.

Il ricambio generazionale rappresenta infatti una delle principali sfide per le aree interne. Secondo i dati riportati da Slow Food, le aziende agricole di montagna si sono dimezzate in vent’anni e oltre la metà di quelle rimaste è gestita da persone con più di 60 anni.

Parallelamente, però, tra il 2018 e il 2023 i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo e sono aumentati giovani e nuove imprese che scelgono di stabilirsi nelle aree interne.

La Scuola di Terre Alte nasce proprio per accompagnare questo possibile cambiamento, offrendo strumenti e competenze alle nuove generazioni di pastori, agricoltori e apicoltori.

Formazione per i giovani tra Lombardia e Basilicata

Una parte del progetto sarà dedicata agli studenti tra i 13 e i 19 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Lombardia e Basilicata.

L’intento è avvicinare ragazze e ragazzi ai mestieri tradizionali della montagna, mostrando come possano trasformarsi in attività economicamente sostenibili e, allo stesso tempo, in servizi fondamentali per le comunità e per la tutela del territorio.

Per Stefano Gallo, Responsabile Territorial Development di UniCredit, la formazione può offrire alle nuove generazioni competenze e opportunità per dare continuità ai mestieri della montagna, mettendo in relazione tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile.

Le Terre Alte come futuro, non come passato

Il messaggio che arriva da Terra Madre è quindi chiaro: parlare di Terre Alte non significa soltanto difendere una memoria rurale o gastronomica.

Significa interrogarsi sulla possibilità di costruire nuove economie, comunità più resilienti e modelli di sviluppo capaci di valorizzare chi vive e lavora in montagna.

Pastori, agricoltori, allevatori, apicoltori e custodi dei boschi non producono soltanto alimenti. Attraverso il loro lavoro contribuiscono alla conservazione della biodiversità, alla manutenzione del paesaggio e alla prevenzione del dissesto.

La sfida di Slow Food è dunque quella di trasformare la cura del territorio in una concreta opportunità di futuro: riabitare le Terre Alte, preservarne i saperi e renderle nuovamente protagoniste dell’economia e della vita delle comunità.

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