Dalla terra all’anima: nasce il “Pane del Pellegrino”

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Il Cammino di San Giacomo parte dal grano di Sicilia

Il 9 settembre a Caltagirone la presentazione del progetto della Regione Siciliana: nascono i “Custodi del Cammino” e una nuova rete per promuovere territorio, agricoltura ed eccellenze agroalimentari

Il rumore dei passi lungo un sentiero. I campi di grano che cambiano colore con le stagioni. Una vecchia ferrovia che attraversa la campagna. I fichidindia ai bordi del percorso, gli uliveti, le greggi e, durante una sosta, una pagnotta preparata con i grani siciliani.

È da questa immagine, concreta e profondamente legata alla Sicilia rurale, che prende forma la nuova fase di valorizzazione del Cammino di San Giacomo in Sicilia.

Perché un cammino non è soltanto una linea tracciata su una mappa. È soprattutto ciò che accade intorno a quella linea: le persone che si incontrano, le aziende che si attraversano, i prodotti che si assaggiano, le storie dei territori e le comunità che li custodiscono.

È questo il principio alla base del progetto pilota promosso dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, guidato dal vicepresidente della Regione Siciliana Luca Sammartino, che sarà presentato mercoledì 9 settembre alle ore 11 al Palazzo comunale di Caltagirone.

L’obiettivo è trasformare l’itinerario che collega Caltagirone a Capizzi in una vera e propria cerniera economica, culturale e rurale della “Terra di Sicilia”, mettendo in relazione il pellegrino con le aziende agricole, gli allevatori, gli artigiani, i produttori, le strutture ricettive e le comunità locali.

Il “Pane del Pellegrino”, simbolo del viaggio

Tra i simboli della nuova fase del Cammino ci sarà il “Pane del Pellegrino”, presentato proprio a Caltagirone il 9 settembre.

Non soltanto un alimento destinato a dare ristoro durante il percorso, ma un prodotto capace di raccontare, attraverso un gesto semplice e quotidiano, il rapporto tra il pellegrino e la terra che attraversa.

Il pane diventa così il punto d’incontro tra tradizione, agricoltura e spiritualità, valorizzando i grani siciliani e restituendo centralità a una delle produzioni più antiche e identitarie dell’Isola.

«Ogni pellegrino che attraversa questi territori può diventare ambasciatore della Sicilia rurale – spiega il vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino –. Se lungo il percorso trova il pane prodotto con il nostro grano, incontra un allevatore, entra in un caseificio, conosce un artigiano o acquista direttamente da un’azienda agricola, il viaggio genera valore che resta sul territorio».

È proprio questa la filosofia del progetto: fare in modo che il Cammino non sia soltanto un itinerario da percorrere, ma una porta d’accesso alla Sicilia delle produzioni, delle persone e delle tradizioni.

Nascono i “Custodi del Cammino”

Accanto al “Pane del Pellegrino” prenderà forma anche la rete dei “Custodi del Cammino”, destinata a coinvolgere le realtà presenti lungo il percorso e a trasformare l’itinerario in una rete diffusa di esperienze.

Aziende agricole, produttori, allevatori, artigiani, strutture di accoglienza e comunità potranno diventare parte integrante dell’esperienza del pellegrino.

Il progetto tecnico individua infatti nel coinvolgimento diretto delle aziende agricole uno degli elementi centrali del piano, insieme alla messa in sicurezza del tracciato, alla nuova segnaletica, alla realizzazione di aree attrezzate e alla presenza di punti di ristoro.

Il percorso diventa così anche uno strumento per sostenere le economie locali e creare nuove opportunità per le imprese delle aree interne.

Un viaggio attraverso la Sicilia agricola

Lungo i circa 130 chilometri che separano Caltagirone da Capizzi, attraverso i territori delle province di Catania, Enna e Messina, il paesaggio racconta una Sicilia che cambia continuamente.

Nella prima parte del Cammino, tra Caltagirone e Mirabella Imbaccari, le vecchie linee ferroviarie attraversano vallate coltivate a cereali e foraggio, uliveti e distese di fichidindia.

Proseguendo verso l’interno, il paesaggio agricolo si trasforma. Tra Valguarnera e Assoro, il pellegrino incontra nuovamente campi di cereali e raggiunge la Piana di Dittaino, territorio caratterizzato da attività agroalimentari e frutteti.

Salendo verso Assoro ricompaiono gli uliveti e i piccoli appezzamenti rurali. Tra Assoro e Nissoria il paesaggio conserva invece le tracce di antichi terrazzamenti legati alla coltivazione della vite.

Più avanti le campagne tornano ad aprirsi tra grano, foraggio, uliveti e greggi al pascolo. Avvicinandosi a Nicosia e Capizzi, alle porte dei Nebrodi, assume sempre maggiore importanza il mondo zootecnico e caseario.

Il Cammino diventa così quasi una rappresentazione fisica della straordinaria varietà agricola della Sicilia interna.

Il turismo lento come occasione di sviluppo

La sfida della Regione è trasformare questa ricchezza in un sistema capace di generare valore.

Il pellegrino che percorre il territorio a piedi, in bicicletta o a cavallo ha esigenze e tempi differenti rispetto al turista tradizionale. Ha bisogno di fermarsi, dormire, mangiare, rifornirsi, conoscere le persone e scoprire ciò che il territorio produce.

Ogni sosta può quindi diventare un’opportunità per un piccolo comune, per un’azienda agricola, per un artigiano o per una struttura ricettiva.

È la cosiddetta “economia della lentezza”, nella quale il tempo del viaggio diventa una risorsa e il percorso stesso si trasforma in un’esperienza capace di distribuire valore lungo tutto il territorio.

In questa prospettiva, il Cammino di San Giacomo può diventare un vero laboratorio di sviluppo delle aree interne, unendo turismo religioso, agricoltura, cultura, enogastronomia e accoglienza.

Una direzione coerente con le politiche regionali che puntano a rafforzare la trasformazione e la promozione delle eccellenze agroalimentari, la valorizzazione delle aree interne e la diversificazione delle fonti di reddito delle imprese agricole.

Il 9 settembre l’incontro a Caltagirone

La presentazione del progetto si terrà mercoledì 9 settembre alle ore 11 al Palazzo comunale di Caltagirone.

Insieme a Luca Sammartino interverranno il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, S.E. Mons. Antonino Raspanti, e i vescovi delle diocesi attraversate dal Cammino: mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone; mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina; mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Nicosia; mons. Guglielmo Giombanco, vescovo di Patti.

Saranno presenti inoltre i sindaci dei territori coinvolti e Totò Trumino, ideatore del Cammino.

Il progetto parte dunque dal grano, dal pane e dalla terra, ma guarda molto più lontano: a un modello di turismo nel quale il pellegrino non attraversa semplicemente la Sicilia, ma entra in contatto con la sua anima più autentica.

Perché lungo un cammino, spesso, il viaggio più importante non è soltanto quello che conduce alla meta. È quello che permette di scoprire tutto ciò che vive lungo la strada.

Foto: Carlo Arcidiacono

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