Il cervello è sicuramente l’organo più straordinario di cui disponiamo, eppure da solo non ce la fa a governare la complessità dell’organismo, tanto che la natura ci ha messo a disposizione un secondo cervello, localizzato nell’intestino che comunica con il sistema nervoso centrale.Una delle dimostrazioni dell’interazione tra questi due cervelli è l’influenza esercitata dalla presenza di cibi grassi nell’apparato digerente sul sistema nervoso centrale e sulla sensazione di benessere, che ha un effetto sedante.

“Studi realizzati con la Risonanza magnetica hanno mostrato che l’infusione direttamente nello stomaco di acidi grassi modifica positivamente lo stato emotivo” – precisa Keith Sharkey, del Department of Physiology and Pharmacology dell’University of Calgary, in Canada – in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Reviews Gastroenterology and Hepatology.

Inoltre si è scoperto di recente che i batteri dell’intestino sono in grado di rispondere direttamente ai segnali di stress. La presenza di catecolamine, come adrenalina e noradrenalina, tipici ormoni dello stress, stimola la crescita, la motilità e la virulenza dei batteri che vivono in condizioni di equilibrio con il nostro organismo. In altre parole, lo stress modifica la flora batterica, ma è vero anche il contrario, ossia che i batteri dell’intestino possono avere un profondo effetto sull’asse cervello-intestino e possono modulare la motilità, la permeabilità e la sensibilità dei visceri.

Questa comunicazione avviene attraverso un sistema di oltre cinquecento milioni di neuroni distribuiti per oltre nove metri lungo tutto l’apparato digerente: il sistema nervoso enterico. In modo molto simile a quello del sistema nervoso centrale, i plessi del sistema nervoso enterico sono interconnessi e parlano tra di essi mediante sostanze chimiche e specifici recettori.

Il sistema nervoso enterico permette una comunicazione diretta tra intestino e cervello. È da questa comunicazione, ad esempio, che scaturiscono le reazioni a cascata determinate dal cibo che possono interessare parti del corpo completamente differenti e lontane (ad esempio nel caso di certi tipi di reazioni allergiche). Questo “secondo cervello” reagisce quindi a ciò che mangiamo con conseguenze dirette sulle funzioni cerebrali e le emozioni.

Esiste, quindi, un vitale rapporto tra intestino, cervello e microbiota intestinale, composto da comunità microbiche che vivono dentro il nostro sistema gastro-enterico.

Miliardi e miliardi di batteri aspettano nel nostro intestino il cibo che noi introduciamo ad ogni pasto. La qualità degli alimenti ingeriti modificano la composizione di questi batteri. Le molecole alimentari introdotte con il cibo e le molecole prodotte dai batteri intestinali entrano nel sangue ed arrivano a tutti gli organi, cervello compreso.

E’ nata e si sta diffondendo la psichiatria nutrizionale, cioè il rapporto tra patologie psichiatriche e la nutrizione.

La perdita della varietà degli alimenti, la netta riduzione di alimenti vegetali, di cereali integrali, di frutta e verdura, di semi e di frutta secca si è avuta anche la variazione della biodiversità dei batteri nell’intestino. Cioè ciascuno di noi ha un il proprio microbiota modificato rispetto ai millenni passati perché è cambiata la alimentazione, la produzione agro-alimentare, la tecnologia alimentare. Il nostro intestino è rimasto all’età della pietra. Il cibo si è invece profondamente modificato. Cosi è cambiato il nostro microbiota, diventando aggressivo.

I batteri intestinali attraverso la produzione di LPS (lipopolisaccaride) ed altre molecole, mangiando il nostro cibo sbagliato, guidano le nostre scelte alimentari verso il cibo necessario alla vita degli stessi batteri. Questi batteri, il microbiota intestinale aggressivo, ci fa mangiare per conservare se stesso.

“Dimmi come mangi e ti dirò chi sei”, la saggezza popolare!

 

Dott.ssa Elisa Fiore

 

 

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