Michelin e i 50Best: escludono i ristoranti russi

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Michelin, comunica la sospensione della prossima edizione della guida. Poi di nuovo i 50 Best, che i ristoranti e i bar russi non saranno inclusi nelle classifiche 2022.

Michelin: rimuove ristoranti russi dalle classifiche 2022

Michelin, che a Mosca ha dedicato la prima edizione della “Rossa” appena pochi mesi fa: la pubblicazione della prossima edizione è sospesa, così come qualsiasi altro progetto di collaborazione con i 9 ristoranti stellati russi. Non è una decisione punitiva, specie perché in molti, tra chef e ristoratori, si sono esposti in prima persona contro la guerra, ma le stelle non verranno confermate.

Sulla stessa linea d’onda di Michelin

Anche “The World’s 50 Best Restaurants” e “The World’s 50 Best Bars”, le classifiche internazionali che mettono in fila ogni i ristoranti e i bar migliori del mondo, dopo aver spostato la sede della premiazione dell’edizione 2022 da Mosca a Londra. Arriva la decisione di escludere dalla classifica i ristoranti ed i locali russi. “Non riteniamo alcun ristorante o bar individualmente responsabile delle decisioni prese dal governo. Riconosciamo tutti coloro che in Russia hanno con coraggio denunciato le azioni dei loro leader. Ma in questo momento il nostro pensiero è rivolto al popolo ucraino”, si legge nella nota pubblicata sui social dalla “The World’s 50 Best”.

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La guerra è in Ucraina, ma lo scontro è globale

La riposta del mondo occidentale alla Russia, non contemplando l’intervento militare, si è abbattuta su ogni aspetto della vita quotidiana, dallo sport all’economia. Giorno dopo giorno, le multinazionali e le grandi aziende lasciano Mosca. Chiudendo negozi e fabbriche, e le istituzioni di ogni genere chiudono ai russi. Le squadre di calcio sono state escluse da ogni competizione da Uefa e Fifa. I colossi come Amazon, Ikea ed H&M hanno abbandonato il Paese. Griffe della moda come Chanel ed Hermès hanno chiuso le proprie boutique. Mentre Coca Cola e PepsiCo, simboli dell’emancipazione dell’ex Unione Sovietica all’indomani della caduta del Muro di Berlino, temporeggiano, perché hanno nella Russia un mercato troppo grande per rinunciarci a cuor leggero.

La reazione degli chef in Russia

Dmitry Blinov, Andrei Shmakov e Igor Grishechkin, chef russi che hanno firmato la lettera aperta. Una decisione senza precedenti nel mondo enogastronomico che apre a delle importanti riflessioni. Se le motivazioni Michelin sono state chiarite anche con aspetti pratici, “non è possibile visitare i ristoranti russi e quindi sospendiamo la guida”. La presa di posizione dei 50 Best non è stata ulteriormente chiarita. Se ovvi, e neanche minimamente discutibili, sono i motivi di solidarietà al popolo ucraino per quanto sta accadendo. Altrettanto chiaro è il tentativo di impedire anomalie nel voto, e come brand, dare un evidente segnale di disimpegno anche economico dal mercato russo.

Le modalità scelte di 50 Best

L’esclusione senza appello hanno tuttavia scatenato reazioni da parte degli chef della community che si sono chiesti: “Ristoranti e chef sono forse responsabili per i propri governi?”. In prima fila ci sono gli chef russi coinvolti. Alcuni, nei giorni scorsi avevano realizzato una lettera aperta per la pace, esponendosi in qualche modo in prima persona. Una scelta non facile nella Russia di Putin in questo momento.

Dopo la comunicazione prima di Michelin e poi dei 50 Best

Alcuni di loro, attraverso i social e in messaggi privati, hanno espresso alcune considerazioni: “In che modo l’opinione di uno chef sulla geopolitica del suo stato può influenzare la decisione della guida sul suo posto nella classifica?” si sono chiesti. Ricordando anche, che in altre circostanze, la guida Michelin non aveva smesso di lavorare “come negli USA nel 1999 durante i bombardamenti in Bosnia o con l’invasione dell’Iraq o la guerra in Siria”. La loro opinione è che “guide e valutazioni non possono e non devono trascinare i normali chef nella geopolitica. Noi vogliamo solo lavorare”.

I ristoranti fanno politica?

Che geopolitica e cucina debbano essere lasciati su piani distinti è stata l’opinione diffusa degli chef che si sono espressi pubblicamente sui social contro la decisione 50 Best. Tra questi Gaggan Anand, lo chef indiano dell’omonimo ristorante di Bangkok, secondo cui “la cucina deve unire e non dividere”. Anche il nostro Luca Fantin, da Tokyo, si è espresso sul fatto che si tratta di una decisione politica e ha espresso solidarietà a chi lavora in cucina e non fa politica. “Una decisione sbagliata che colpisce chi lavora e non sposta certo le decisioni politiche di chi ha voluto la guerra in Russia” aggiunge Manuela Fissore Barker, PR strategist per molti chef stellati”.

Gli chef non sono soldati

“Non prendono loro le decisioni. Cosa potrebbero fare” aggiunge il tristellato Sven Elverfeld dell’Aqua Restaurant al Ritz-Carlton di Wolfsburg. L’opinione diffusa tra giornalisti, foodie e blogger della community 50 Best, critici sulla decisione, è che in altre circostanze non si sia reagito allo stesso modo. E soprattutto che si sia creato il precedente di fare entrare anche i ristoranti in politica.

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