La nuova frontiera della vendemmia robotizzata sbarca in Lombardia. Nonostante i dubbi di alcuni tradizionalisti, il ricorso alla tecnologia mai come quest’anno può risultare necessario e decisivo. Gli effetti dell’emergenza coronavirus si stanno facendo sentire anche nel settore della viticoltura con una notevole scarsità di braccianti e la necessità di non utilizzarne troppi per evitare degli assembramenti che andrebbero contro le regole anti-contagio. Queste problematiche, in realtà, si stanno verificando in tutto il comparto dell’agricoltura. La svolta verso l’automatizzazione è stata annunciata da Confai Mantova (Confederazione degli agromeccanici e agricoltori).

Gli esperti del settore ricordano che risulta a dir poco complicato reperire circa un milione di lavoratori in Europa di cui 370mila in Italia, e per questo motivo il ricorso agli automi può essere la soluzione ideale. Ci sono ancora delle sacche di resistenza contrarie a quest’innovazione, soprattutto in Franciacorta dove i regolamenti prevedono che per fregiarsi del marchio ufficiale si debba ricorrere alla raccolta manuale. Nonostante ciò, sembra che si stia allargando il fronte delle imprese che stanno ampliando i propri orizzonti verso una vendemmia gestita con l’ausilio dei robot. Tutto ciò perché così è possibile anche mettersi al riparo da eventuali rischi per la salute in questo delicato periodo di pandemia di Covid-19.

Vendemmia: crescono gli investimenti sui robot.

Il presidente di Confai Marco Speziali al quotidiano Il Giorno si è detto piuttosto sicuro del fatto che il futuro appartenga proprio alla vendemmia robotizzata. A suo parere, infatti, la rivoluzione sarà ben più visibile quando ci saranno le giuste proporzioni tra i costi legati alla manodopera e quelli del prezzo finale dei prodotti. A suo parere, nel momento in cui queste innovazioni diverranno realtà, i risultati finali soprattutto in termini di qualità non ne risentiranno.

La vendemmia robotizzata avanza soprattutto in Lombardia

Confai Mantova ha analizzato una serie di dati che dimostrano come in questi ultimi anni sia salita al 75% la percentuale delle aziende agromeccaniche che utilizzano dispositivi tecnologici per lavorare le superfici cerealicole durante le fasi della semina. Addirittura si arriva a toccare il 99% quando si parla di raccolta di mais, grano e soia. Naturalmente fino ad ora le cifre sono più basse per la viticoltura, ma gli esperti assicurano che la robotizzazione farà dei passi in avanti in un futuro nemmeno troppo lontano e non solo per la vendemmia, ma anche per il ricorso ai macchinari che garantiscono la cura delle piante e i vari momenti del raccolto.

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In Lombardia, in effetti, si sta assistendo ad una maggiore fiducia verso la vendemmia robotizzata. Ad esempio, nella zona del Mantovano le imprese stanno sperimentando gli automi nella Bassa, in particolare per l’uva da Lambrusco oppure per quella che cresce a sud del Garda. Ad oggi, le località che stanno sfruttando maggiormente le novità tecnologiche sono Custoza, Valeggio e Peschiera, che coprono circa 200 ettari di terreni coltivati.

I vantaggi della vendemmia meccanizzata.

Confai respinge al mittente le preoccupazioni su un’eventuale perdità di qualità a fronte dell’utilizzo dei robot al posto dei tradizionali braccianti agricoli. La confederazione infatti ricorda che la rapidità nelle operazioni garantita da questi nuovi macchinari permette una certa omogeneità negli uvaggi da vinificare, soprattutto se si tratta del vino rosso. Dunque sembra proprio che nei prossimi anni si assisterà ad una decisa avanzata degli ultimi ritrovati della tecnologia anche nel mondo della viticoltura e della vendemmia.

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