Ci sono i migliori nomi dell’arte culinaria e della ristorazione italiana. Anche quest’anno l’iniziativa In Cucina per la Ricerca, lanciata fin dal 1993 dall’Associazione del Bambino con l’Imbuto per appoggiare la ricerca contro il Neuroblastoma, ha ottenuto importanti adesioni. Ricordiamo che questa patologia è un tumore neuroendocrino maligno embrionario che colpisce i bambini e che deriva dalle cellule della cresta neurale. Tra i grandi nomi che hanno preso parte a quest’edizione menzioniamo il genovese Paolo Ferralasco, lo chef stellato della Valle d’Aosta Paolo Griffa, lo chef Danilo Bortolin di Verbania, il gelatiere e cioccolatiere Paolo Brunelli dalle Marche, la blogger Francesca Landi dalla Campania e la pastry-chef Enza Scuderi dalla Sicilia.

L’obiettivo è quello di divulgare ricette da preparare con pochi e semplici ingredienti e adatte a chiunque abbia un pizzico di buona volontà e di manualità, senza perdere mai di vista il contributo solidale. Tutti gli chef, i blogger e i maestri pasticceri chiamati in causa, infatti, hanno preparato piatti e leccornie che si possono tranquillamente cucinare anche in casa, come il tortino al cioccolato, i brownie, le crostate, le mousse di vari gusti e la tradizionale torta caprese.

Cerco un Uovo Amico prosegue fino al 15 giugno.

In questo modo si promuove anche l’importanza della cucina come momento di condivisione familiare e di svago. Ovviamente, In Cucina per la Ricerca ha la finalità benefica di diffondere la campagna Cerco un uovo amico che andrà avanti fino al 15 giugno e servirà per sostenere la ricerca scientifica sul Neuroblastoma. Basta collegarsi al sito “noicimettiamo.org” e prenotare dalla piattaforma le uova della solidarietà che in quest’edizione sono l’ingrediente principale utilizzato da chef, pasticceri, blogger e bartender provenienti da tutta Italia per i loro manicaretti da riprodurre tra le mura domestiche.

In Cucina per la Ricerca: le parole di Sara Costa

I fondi raccolti al termine di In Cucina per la Ricerca verranno girati al progetto Genedren, il primo in Europa specializzato negli studi di identificazione delle alterazioni genetiche ereditate dai bambini e che comportano l’insorgenza del Neuroblastoma. Queste alterazioni risulteranno utili per potenziare la terapia e per salvare la vita a un numero sempre maggiore di piccoli pazienti.

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Sara Costa, presidente dell’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma, ha ricordato che mai come in questo periodo: «La ricerca è vita». Ha sottolineato i passi in avanti fatti in questi anni, dichiarando che fino a qualche anno fa, meno di un bimbo su dieci riusciva a guarire da questa grave forma tumorale. In questi ultimi tempi, invece, con lo sviluppo della ricerca e con l’apporto dell’associazione, si è arrivati al ben più incoraggiante risultato di un bambino salvo su tre.

L’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma è sempre in prima linea.

Ovviamente, la signora Costa (che in passato ha perso il figlio Luca proprio a causa di questa malattia) ha affermato con forza e decisione che non ci si deve fermare qui, che bisogna lottare per migliorare ancora e che a tale scopo è fondamentale «un grande impegno collettivo», perché la solidarietà è: «L’unica forma di contagio che fa bene».

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