Il settore della ristorazione italiana è indubbiamente uno dei più colpiti dalla crisi economica causata dall’emergenza coronavirus. Per questo motivo, dopo l’intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha illustrato le modalità con le quali il nostro Paese entrerà nella Fase 2 della gestione dell’epidemia, c’è stato un bel po’ di malcontento e soprattutto preoccupazione tra gli addetti ai lavori. Il nuovo decreto che il Premier si appresta a firmare, infatti, prevede che ristoranti, bar e pasticcerie possano aprire al pubblico soltanto dal 1° giugno. Dunque, sono state disattese anche le previsioni della vigilia che parlavano del 18 maggio come data prescelta. Per far sentire la propria voce, i ristoratori hanno deciso di organizzare per il 28 aprile un flash-mob che hanno chiamato Risorgiamo Italia.

Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercenti) ha riportato che, in base ad un’analisi stilata in questi giorni, l’ulteriore spostamento della ripartenza dei ristoranti e attività simili comporterà delle perdite economiche complessive di circa 34 miliardi di euro, con il rischio della chiusura di almeno 50 imprese che lasceranno senza lavoro ben 350mila persone. È ovvio che la prospettiva di riprendere le attività soltanto dal 1° giugno stia generando non solo un certo scoramento, ma anche rabbia e timori tra gli addetti ai lavori, i quali stanno chiedendo maggiori garanzie finanziarie al Governo, così come norme più chiare per consegne a domicilio e cibo da asporto che, invece, possono ricominciare.

La locandina di Risorgiamo Italia.

Il Movimento Imprese Ospitalità (MIO) per dar voce alle difficoltà ma anche alle richieste dei ristoratori, dei titolari di bar, pasticcerie e pizzerie, ha deciso di organizzare per il 28 aprile un flash-mob al quale è stato dato il nome di Risorgiamo Italia. Una manifestazione silenziosa e pacifica che, però, punta a mettere in risalto le difficoltà che quest’intero settore è chiamato ad affrontare e che di certo non risolveranno con lo slittamento delle aperture al mese di giugno.

Risorgiamo Italia: il 28 aprile luci accese e saracinesche alzate

L’iniziativa è in programma per martedì 28 aprile alle 21, solitamente orario di punta per i locali pubblici. La protagonista di Risorgiamo Italia sarà la luce: quella delle insegne, quella che illumina i tavoli o quella dei locali. Tutti i partecipanti alzeranno a quell’ora eccezionalmente le saracinesche e, appunto, accenderanno le proprie luci. Inoltre, come simbolo dell’importanza che questo settore ha per l’economia italiana, verrà apparecchiato soltanto un tavolo. Tutto avverrà senza urla né assembramenti: non vi è alcuna volontà di trasgredire alle regole introdotte dal Governo per contrastare l’emergenza coronavirus.

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Il giorno dopo ci sarà un altro momento particolarmente significativo: verranno consegnate ai vari Comuni in cui si trovano i locali che hanno aderito al flash-mob, le copie delle chiavi dei negozi. Lo scopo dell’evento è quello di ricordare che i provvedimenti adottati finora per quanto riguarda il settore della ristorazione risultano «insostenibili per la gestione ordinaria e insopportabili economicamente». Infatti tutti gli addetti ai lavori vorrebbero tornare fin da subito in attività, ma ci sono dei problemi di natura finanziaria che stanno bloccando l’intero comparto.

Risorgiamo Italia: in cosa consiste la manifestazione del 28 aprile.

Nel comunicato con il quale ha annunciato l’iniziativa Risorgiamo Italia, Fipe ha sottolineato che fino a questo momento le istituzioni stanno chiedendo a ristoratori e affini di ripartire agli stessi costi del passato, se non addirittura superiori, mentre le stime sugli incassi futuri parlano di perdite vicine al 30% rispetto agli anni scorsi. Di questo passo, quando ci sarà il ritorno al lavoro a giugno, saranno diverse le aziende che non potranno resistere per più di un mese.

Ovviamente, i ristoratori italiani non cercano assistenzialismo ma richiedono alle autorità proposte delle opportune garanzie e tutele economiche senza le quali si rischia davvero di dover operare dei licenziamenti, se non addirittura di chiudere le attività. Ci si augura, dunque, che con il flash-mob del 28 aprile si possa concretamente porre l’attenzione sull’introduzione di misure adeguate alla sopravvivenza del comparto della ristorazione che non chiede altro che tornare a lavorare, ma opportunamente spalleggiato dallo Stato in un momento di crisi come quello dettato dall’emergenza sanitaria in atto.

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