Ozio Gastronomico, l’ambasciata siciliana a Madrid

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In via di Blasi Francesco Paolo a Palermo si trova il ristorante Ozio Gastronomico, con le sue pizze e specialità siciliane. Quando si scopre un altro Ozio Gastronomico in Aviador Zorita a Madrid, si potrebbe pensare che si tratti di una coincidenza, o che al proprietario sia piaciuto il nome di quello incontrato in Sicilia. Invece no: l’Ozio Gastronomico di Madrid è in realtà una succursale dell’Ozio Gastronomico di Palermo, aperto l’anno scorso in questa zona molto frequentata del quartiere Tetuán.

Di recente questa casa, arredata con luminosa e moderna semplicità, ha compiuto un passo che accresce l’interesse che ogni appassionato di cucina italiana – e siciliana, che è sempre molto sua – può avere nel conoscerla: è arrivata una nuova chef, Margherita Fuligni, di ottimo livello, che è efficacemente affiancata dal pizzaiolo Alessandro Prinzis, mentre il capo cameriere e sommelier Gabriele Cristiani ha messo insieme una carta dei vini italiani, in particolare siciliani, davvero notevole.

Nella cantina di Ozio non mancano monumenti come questo rosso da uva frappato della già leggendaria, nonostante la giovane età, enologa Arianna Occhipinti. Una finezza e una freschezza che, come altri grandi vini meridionali italiani e spagnoli, dimostra che la latitudine, presumibilmente calda e favorevole a vini alcolici e pesanti, è compensata dall’altitudine, dai terreni e da una buona viticoltura per ottenere questa leggerezza nel prodotto finale.

Attenzione, però: i migliori vini di Arianna faranno lievitare il conto oltre la nostra scala abituale (due portate, dessert e una bottiglia di uno dei vini meno costosi della carta ogni due persone). Ma va detto che questa casa offre due menu degustazione, uno dei quali, I classici di Ozio, comprende vini siciliani per 50 euro. Per 40, bevande escluse, c’è l’originale Assolutamente Pistacchio, a base di pistacchio (che in Spagna chiamavamo alfonsigo), un caposaldo della tradizione isolana.

L’altro giorno abbiamo provato tutta una serie di piatti insoliti qui, dopo un boccone iniziale, un bignè salato – il beignet francese – a base di melanzane fritte e crema di ricotta fresca. Non c’è niente di più siciliano della caponata, parente dei nostri pistocchi, e qui vengono servite tre piccole porzioni di altrettante versioni: quella ragusana (cipolla rossa, carciofi, mandorle), quella etnea (peperoni, pomodori, patate, pinoli) e quella palermitana (melanzane, fiori di amaranto). Entriamo così in una tradizione di tecniche semplici e di prodotti mediterranei freschi. Alcuni di essi, tra l’altro, provengono dalla Sicilia.

La pasta non manca sull’isola e noi abbiamo provato la sua versione forse più conosciuta, gli spaghetti alla chitarra con uno stufato di frutti di mare a base di cozze, vongole, aragosta e calamari, il cui sugo, ci è stato detto, è fatto con pomodori raccolti in ritardo. Un altro piatto di pasta meno conosciuto lontano dall’isola è lo spaghetto reale: più spesso, con bottarga di tonno rosso, mandorle e sciroppo di limone. Due piatti molto gustosi che ci ricordano come la Sicilia sia, insieme al Veneto, una delle due regioni italiane più votate al pesce e ai frutti di mare.

Il culmine di questo tour con tanti ricordi di quando eravamo sull’isola: un padellino, derivazione fredda della pizza con tripla fermentazione dell’impasto, e impanato nel pangrattato e nel prezzemolo con acciughe, pomodori, formaggio cremoso siciliano, olio all’aglio, origano e mandorle tritate. Una piacevole curiosità più che un grande piatto.

In definitiva, un’esperienza culturale e culinaria che ci avvicina a quella terra che fu romana, araba e spagnola.

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