Molte più persone optano per l’opzione deca per poter gustare l’aroma e la gestualità del caffè senza incombere in fastidiose tachicardie o in notti insonni.

Nessun trattamento elimina del tutto la caffeina dai chicchi, ma esistono vari metodi che possono diminuirne il contenuto fino alla dose soglia di 0.1%.

Ormai in disuso il diclorometano, vengono più volentieri impiegati lavaggi con acqua calda, che però causano notevoli perdite aromatiche, o l’utilizzo di anidride carbonica, che pur necessitando di livelli di pressione molto elevati, quanto meno non impiega solventi e non implica perdite di aromi originari del chicco.

Dire no al deca

Nessun ente per la salute pubblica ha mai evidenziato problematiche significative dal punto di vista epidemiologico e sanitario in relazione a questi metodi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) fissa entro i 400 milligrammi giornalieri la dose di caffeina non dannosa per gli individui sani.

Il caffè decaffeinato, è tuttavia sconsigliato in presenza di reflusso gastrico e gastrite. Inoltre, chi è particolarmente sensibile o intollerante alla caffeina dovrebbe fare a meno anche del deca, che non è totalmente privo della sostanza. Durante la gravidanza è meglio limitare il consumo per evitare complicanze.

Tolto, dunque, ogni dubbio sulla salubrità del caffè decaffeinato, onde evitare proprio ogni rischio di ingestione di sostanze indesiderate, anche in minima percentuale, esistono molte alternative naturalmente caffeine-free tra cui scegliere.

Il vero decaffeinato sa di arachide

Una ricerca brasiliana, avviata nel 2004, si è concentrata sulla selezione di piante di caffè naturalmente prive di caffeina.
Gli incroci realizzati partivano da rare varietà africane.
Non mancano, i tentativi di manipolazione genetica allo scopo di ottenere caffè ogm privi dell’indesiderato potere eccitante, ma queste opzioni non riscontrano il successo aspettato nelle analisi di mercato a seguire.


L’imprenditore James Harrell interviene nel settore introducendo sul mercato una nuova bevanda caffeine-free a base di: arachide.
Le arachidi impiegate da Harrell, provengono dalla sua azienda familiare di Suffolk, Virginia.

Il caffè di arachide costituisce una naturale fonte di proteine che manca a quello tradizionale, non provoca acidità (perfetto per chi soffre di reflusso) e non ha effetti diuretici, senza contare che è naturalmente 100% caffeine-free.
In un intervista per NewFood, Harrell ha anche precisato la maggiore convenienza della commodity. Le arachidi necessitano di minori costi di produzione e costituiscono un’alternativa sostenibile al decaffeinato.

Siamo l’unica azienda che tosta le arachidi come si fa per i chicchi di caffè

L’aroma deriva soprattutto dal contributo della tostatura, dal rapporto Temperatura/Tempo e dal tasso di estrazione degli oli
Calibrando il tasso di estrazione degli oli e i tempi di tostatura si può, quindi, andare incontro alle esigenze del consumatore.
Una volta che l’olio naturalmente presente nei legumi raggiunge il punto di fumo, la struttura delle proteine e l’aroma cambiano.

Alla fine del processo il risultato risulta verosimile a quello del caffè originale.

I consumatori

Educare i consumatori all’accettazione del caffè di arachide non è stata un’impresa facile, racconta Harrell, ma grazie all’intervento del National Peanut Board (associazione fondata da vari produttori di arachidi) sarà meno difficile promuovere l’introduzione sul mercato di nuovi prodotti come questo e educare i consumatori ad accettarli come valide alternative.

Questa estate saranno al Fancy Food Show di New York per esporre i propri progetti e parlare del loro lavoro.

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