Tempo di bilanci nel mondo del vino in questi ultimi giorni del 2019. Il noto critico del New York Times, Erik Asimov, ha indicato i vini indimenticabili dell’anno che sta per concludersi, sulla base non solo di standard oggettivi, ma anche in base alle emozioni che questi vini sanno dare a chi li consuma. Tra i migliori vini del 2019, secondo Asimov, ce ne sono tre italiani: il Tiberio Trebbiano d’Abruzzo Fonte Canale 2015, il Castellinuzza e Piuca Chianti Classico 2016 e il De Conciliis Paestum Aglianico Naima 2010. Nessuna classificazione, ma solo il racconto dei vini migliori assaggiati nel corso dei suoi viaggi nel 2019 seguendo un mero ordine cronologico.

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I vini italiani decantati da Asimov

Tra i vini italiani degni di menzione per il 2019 secondo il critico enogastronomico del New York Times troviamo il Tiberio Trebbiano d’Abruzzo Fonte Canale 2015. Un vino bianco prodotto dalla cantina Agricola Tiberio, in Abruzzo, utilizzando le uve provenienti da un unico e antico vigneto (di 80-90 anni) di trebbiano abruzzese. Il trebbiano è un vitigno a bacca bianca molto diffuso in Italia e spesso poco valorizzato. Secondo Asimov “il trebbiano abruzzese è diverso, relativamente raro e potenzialmente superiore”. Le uve coltivate in questo territorio, caratterizzato da pietra calcarea, sabbia e marna, danno origine a vini eccezionali. In particolare il Fonte Canale, annata 2015, è “un vino intenso, con sapori sapidi e minerali. Un vino difficile da trovare e relativamente costoso”. Il prezzo di una bottiglia si aggira in Italia intorno a 55 euro.

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Altro vino italiano che entra nell’Olimpo dei migliori vini 2019 è il Castellinuzza e Piuca Chianti Classico 2016. I vini Chianti Classico, prodotti con una percentuale preponderante di uve Sangiovese, sono forse i vini rossi italiani più apprezzati e diffusi in tutto il mondo. Secondo Azimov il miglior Chianti Classico del 2019 è il Castellinuzza e Piuca del 2016. Il vino, prodotto in una piccola azienda poco fuori Greve in Chianti, è composto per un 90% da Sangiovese e per il restante 10% da uve Canaiolo. E’ un vino fresco, rinfrescante e avvincente, con tannini morbidi che non vanno ad appesantire lo stomaco. Un vino rosso da gustare a tutto pasto, accompagnando i piatti della tradizione toscana e non solo.

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Un Aglianico d’eccellenza

Infine, il terzo vino italiano decantato da Azimov è il De Conciliis Paestum Aglianico Naima 2010. Un Aglianico in purezza, prodotto nella zona di Paestum in Campania. Il valore aggiunto di questo vitigno in queste zone è quello di nascere da terreni vulcanici, che donano sapore e profondità di colore a ogni singolo acino. Il nome del vino, Naima, deriva da una ballata di John Coltrane, che fa pensare quindi a un vino da meditazione, da gustare magari anche dopo qualche anno di invecchiamento. E’ infatti dopo alcuni anni dal suo imbottigliamento, Asimov ne consiglia 9, che questo vino assume una personalità definita e piacevole, con tannini in dissolvenza ma che danno ottima struttura al vino. Il Deconciliis Paestum Aglianico Naima 2010 è stato definito da Asimov come “una bottiglia gioiosa, a cui difficilmente si smette di pensare una volta provata”.

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I migliori vini australiani

Tra i migliori vini individuati da Asimov ce ne sono due australiani. Uno è il Violetta Great Southern Riesling Das Sakrileg 2017, prodotto dalla cantina Carlton Wine Room di Melbourne. Un Riesling coltivato nella regione La Violetta, nel Grande Sud della Danimarca. Quello che connota questo vino è la sua trama ricca e delicata, ma anche le note petrose e succulente. Si tratta di un vino prodotto senza chiarifiche o filtraggi, essenziale quanto complesso ed energico.

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L’altro vino australiano nella lista di Asimov è il Luke Lambert Yarra Valley Nebbiolo 2017. Il produttore, Luke Lambert, si è focalizzato nella coltivazione di uve Nebbiolo, tipico vitigno italiano a bacca rossa che dà origine a grandi Barolo. “L’annata 2017” spiega Asimov “è stata particolarmente ispirata e ha regalato un vino sfumato, complesso, con una trama fine e sapori classici di frutta scura, mentolo, fiori, catrame e minerali terrosi”.

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I migliori vini iberici

Grandi eccellenze nel 2019 anche dalla penisola iberica. Asimov cita tra i migliori vini di quest’anno ormai in chiusura il Familia Torres Costers del Segre Pirene 2018, prodotto da una grande azienda spagnola che, per affrontare i cambiamenti climatici, ha spostato i vigneti ad altitudini più elevate. Dalla sperimentazione di uve catalane ancestrali poco coltivate, come il pirene, è nato un vino “luminoso e vivace, fresco, floreale ed erbaceo”. Questo vitigno matura più tardi degli altri e il motivo del suo abbandono è legato probabilmente a questa caratteristica. Le ultime annate, caratterizzate da clima torrido, hanno invece evidenziato le sue potenzialità.

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L’altra eccellenza iberica è il Luis Seabra Douro Xisto Cru Branco 2018, prodotto nella Valle del Duoro in Portogallo. Un vino rosso leggero ed elegante, composto da una cru di vitigni portoghesi perlopiù sconosciuti: rabigato, côdega, gouveio e viosinho. “Al palato” racconta Asimov “risulta salino e minerale con una fresca acidità e una trama opaca, che richiede più di un sorso per comprenderlo a fondo”.

I migliori vini francesi

Dalla Francia arrivano due eccellenze: un vino dolce, lo Châteaux Climens Barsac 2005 e uno rosso, il Simon Bize e Fils Savigny-les-Baune Les Fournaux 1er Cru 2017. Il primo è prodotto in Barsac, una regione appartenente alla denominazione Sauternes, ed è ricavato da uve sémillon in purezza, coltivate su pietra calcarea. Ne deriva un vino dolce “con aromi di arance e panna con l’aggiunta della complessità che deriva dall’uva colpita dalla muffa nobile. Soprattutto conserva la freschezza e una vivace acidità, che lo rende piacevole, a differenza di alcuni Sauternes che possono sembrare stucchevoli”. La complessità di questo vino lo rende abbinabile anche ad alcuni piatti delicati della cucina francese.

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Il Simon Bize e Fils Savigny-les-Baune Les Fournaux 1er Cru 2017 arriva, invece, dalla Borgogna, terra in cui si producono grandi vini. La descrizione di Asimov di questo vino è controversa, dal momento che non considera ottimo né il territorio di coltivazione delle uve né l’annata. Tuttavia si tratta di un vino che sa evolversi nel tempo. “All’inizio” spiega Asimov “sembrava disgiunto, anche perché fermentato con grappoli interi di uva compresi i raspi. Nel giro di un’ora i sapori sono diventati più profondi, più intensi e più complessi, anche se il vino ha conservato la sua delicatezza iniziale”.

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I migliori vini made in USA

Anche dagli Usa, infine, arrivano etichette che sono state degne di nota in questo 2019. Una di queste è la Garagista Loups-Garoux 2016, un vino rosso prodotto nel Vermont dai coniugi Deirdre Heeki e Caleb Barber. Il vitigno che dà origine a questo vino è il Fronternac noir, a bacca rossa ibrida, coltivato nel Vermont. Il vino che ne nasce risulta, come spiega Asimov “minerale e pieno di sapori ferrosi”. Secondo il critico del New York Times i vini prodotti dal Garagista sono “il progetto enologico più creativo degli Stati Uniti”. Il Loups-Garoux è un vino non facile da trovare, ma notevolmente complesso e strutturato. Uno dei migliori vini emerso nel 2019.

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La vera eccellenza designata da Asimov, tuttavia, è l’Heitz Martha’s Vineyard del 1985. “Un vino memorabile” l’ha definito il critico del New York Times, prodotto con uve cabernet lavorate secondo le tecniche di vinificazione degli anni ’70 e ’80 che prevedevano interventi esterni minimi. L’acido tartarico, aggiunto in fase di lavorazione, ha consentito a questo vino di invecchiare e mantenersi “equilibrato, completo e delizioso, con importanti aromi di erbe e menta, caratteristici di quel vigneto”.

I vini raccontati da Erik Asimov sul New York Times non sono certo vini ordinari, ma rappresentano il best of di quest’anno nella fascia di consumo medio-alta. Vini da amare e gustare, non semplicemente da bere.

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