Ormai siamo in pieno periodo natalizio ed è scattato il conto alla rovescia che ci porterà nei giorni in cui potremo trascorrere le festività insieme ai nostri cari. Come di consueto, non possono mancare i brillanti e colorati addobbi e festoni, il presepe, e non si può rinunciare all’affannosa caccia al regalo ideale per parenti, amici e partner. Ma anche la cucina di Natale è la grande protagonista di queste settimane, forte della lunga tradizione italiana che, in fatto di prelibatezze e manicaretti, non è seconda a nessun altro Paese.

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Ovviamente ci sono dei piatti e delle ricette entrati a far parte dei menù fissi di (quasi) tutti gli italiani. Ad esempio il pandoro e il panettone, pur essendo dei dolci tipici rispettivamente di Verona e Milano, ormai non conoscono più alcun confine e vengono acquistati e consumati regolarmente nei giorni natalizi da tutti gli italiani. Lo stesso discorso si può fare per i dolci della tradizione napoletana o per le paste di mandorla siciliane, così come per gli ottimi cantucci toscani.

Cucina natalizia: le tradizioni regionali italiane.

Nonostante ciò, persistono durante le festività del Natale delle tradizioni tipicamente cittadine o regionali, alcune delle quali sono piuttosto particolari e originali. Ci sono invece altre abitudini che derivano da racconti o leggende del passato che tutt’oggi vengono riprese come azioni di buon auspicio, simili dunque ad una superstizione popolare. Andiamo a vedere, a questo punto, quali sono le abitudini e le credenze più originali delle regioni italiane legate alla cucina di Natale.

Cucina di Natale: dal panettone a febbraio al culto di San Nicolò

Prima di passare in rassegna nel dettaglio le principali tradizioni del nostro Paese basate sulla cucina di Natale, è opportuno specificare che in questa sede per motivi di spazio ne indicheremo solo alcune delle tante presenti in Italia.

Milano – Il panettone da conservare per febbraio: un’antica credenza milanese prevede che il dolce tipico del capoluogo lombardo che viene aperto nella notte di Natale non venga consumato per intero. Infatti almeno una fetta o una buona parte va conservata e poi ripresa nel mese di febbraio. Il giorno 3, infatti, è San Biagio, e secondo l’antica leggenda l’avanzo di panettone è un auspicio positivo per tenersi lontani dai malanni.

Il tradizionale panettone milanese.

Valle d’Aosta – L’immancabile zuppa natalizia: la cucina di Natale valdostana è ricca di pietanze prelibate e di prodotti locali, tra i quali possiamo menzionare la mostoletta o il lardo d’Arnad. Nonostante ciò, sulle tavole degli abitanti di questa splendida regione non può e non deve mancare la mitica zuppa di Valpellinentze che si prepara principalmente con brodo di manzo e spezie. Il composto viene utilizzato per bagnare del pane secco e poi viene scaldato in forno con la fontina.

Torino – il Seriàs per Natale: nel Piemonte ci sono numerose tradizioni inerenti le festività natalizie. Per esempio, nel Vercellese si usa tagliare una mela a Natale come augurio positivo per il futuro. A Torino, invece, vi è l’abitudine di consumare il seriàs, un ottimo dolce tipico a base di ricotta. Oggi è piuttosto difficile trovarlo in commercio, mentre è decisamente più agevole brindare con il vin brulé (conosciuto ormai in tutto il mondo) al termine della messa di mezzanotte.

Trentino e Friuli – Arriva San Nicolò: se Babbo Natale è il simbolo per eccellenza della consegna e distribuzione dei doni, sia in Trentino Alto-Adige che nel Friuli Venezia Giulia è ancora ben radicata la leggenda di San Nicolò. Per quanto concerne i cittadini trentini, siccome il santo passa di notte per lasciare i regali, è buona usanza lasciargli del sale per il suo asinello, un bicchiere di grappa per aiutarlo a recuperare le energie, e della farina che gli consenta di nascondere le tracce del suo passaggio. I friulani, invece, siccome credono che San Nicolò consegni sia doni che dolciumi, gli fanno trovare un bel po’ di frutta secca nella notte tra il 5-6 dicembre.

Liguria – I regali sono in tavola: il dolce tipico della cucina di Natale ligure è sicuramente il pandolce genovese che per tradizione viene preparato nel giorno della Vigilia, per essere poi consumato proprio il 25 dicembre. La tradizione particolare ligure, però, è quella che vede la tavola imbandita di piccoli regali che rappresentano simboli di prosperità e fortuna. Tra questi di solito ve ne sono diversi a tema culinario, come dei piccoli mestoli forati, del sale e due panini che sono molto importanti perché rivolti ai poveri e agli animali.

Toscana – Il lancio del Panforte: in una particolare zona di questa regione, nel giorno di Natale vi è una tradizione a dir poco curiosa. Nel famoso e storico borgo di Pienza (tra la Maremma e la zona di Siena) viene organizzato il cosiddetto Gioco del Panforte. Il dolce della tradizione toscana in quest’occasione viene lanciato dai concorrenti su di una tavola di legno, e il vincitore è colui che riesce a farlo arrivare più lontano.

Il panforte toscano.

Bologna- il dolce Panone: la cucina di Natale dell’Emilia Romagna vede al primo posto i mitici tortellini. Soprattutto a Bologna, però, al termine del pranzo natalizio non deve mancare il Panone. Si tratta di un dolce originario della città felsinea che viene farcito con uvetta, frutta secca, cioccolato, miele, scorza d’arancia e vino. Un dolciume che simboleggia la gioia natalizia.

Umbria e Abruzzo – dolci al primo posto: abbiamo deciso di accomunare queste due regioni perché le abitudini culinarie natalizie di entrambe prevedono un’assoluta prevalenza di dolci. In Umbria è immancabile il panpepato, pietanza speziata con pepe che prevede l’aggiunta di frutta secca e cioccolato. Seguono i maccheroni dolci che solitamente vengono serviti a tavola con cannella e cacao. Il parrozzo abruzzese (chiamato così da Gabriele D’Annunzio) ricorda molto il panpepato, poiché anch’esso tra gli ingredienti vanta spezie, frutta secca e cioccolato.

Il panpepato umbro.

Campania – Cenone alla Vigilia e pranzo a Natale: in questa regione la tradizione prevede che il 24 dicembre si tenga il cenone della Vigilia, mentre il 25 il tipico pranzo natalizio. Nel preparare i menù di entrambi i pasti, i campani seguono delle regole ben precise: solo pesce per il 24, mentre la carne è la grande protagonista del pranzo di Natale.

Calabria – krustulit e tavola imbandita in anticipo: nel territorio calabrese, sono soprattutto le donne a mettersi all’opera per cucinare dei dolci tipici natalizi. Si chiamano krustulit, derivano dall’antica civiltà greco-romana e sono fritti e alla base di miele. A Crotone e in provincia, invece, si segue un’usanza particolare: la notte della Vigilia si lascia la tavola completamente apparecchiata per il giorno dopo con 13 portate differenti e una bottiglia di vino. In tal modo si ritiene che il cibo venga benedetto nel corso delle ore notturne.

Sardegna – L’agnello per ringraziare la terra: la cucina di Natale sarda prevede che tra le portate principali ci sia l’agnello. Questo viene cotto durante la notte tra il 24 e il 25, per fare in modo che nel giorno della festività natalizia si possa rendere omaggio alla propria terra che ha consentito di allevare il piccolo animale e di consumarlo in quella giornata.

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