L’emergenza Coronavirus ha colpito anche il campo dell’agroalimentare. Dopo aver fermato cinema, scuole, bar, e insidiato diffidenza tra le persone, il COVID-19 è arrivato nel settore alimentare. Alle aziende è infatti chiesta una documentazione che accerti l’assenza del virus nei propri prodotti, nonostante sia stato dichiarato dalla comunità scientifica che il virus si possa trasmettere solo da un contatto da uomo a uomo. A riportarlo il sito dell’Unione Europea: “There has been no report of transmission of COVID-19 via food” (non vi è alcuna evidenza di trasmissione di COVID-19 tramite gli alimenti).

Nel decreto legislativo n.9 del 2 marzo, il Governo ha stilato una serie di misure per tutelare non solo le famiglie, ma anche lavoratori e imprese per far fronte alla nuova emergenza. Nello specifico, come sottolinea WineNews, nell’articolo 33 si specificano tutte le nuove norme per l’ambito agricolo.

Il coma 4 dell’art.33 recita: “costituisce pratica commerciale sleale vietata nelle relazioni tra acquirenti e fornitori (…) la subordinazione di acquisto di prodotti agroalimentari a certificazioni non obbligatorie riferite al COVID-19 né indicate in accordi di fornitura per la consegna dei prodotti su base regolare antecedenti agli accordi stessi”.

In più, saranno previste sanzioni tra i 15.000 e i 60.000 euro per tutti coloro che non rispetteranno le regole previste.

La richiesta della ministra Terranova contro il bollino anti COVID-19

La necessità è stata imposta dalle regole internazionali della Oms – Organizzazione mondiale della Sanità – a cui hanno fatto appello sia il ministro degli Esteri Luigi di Maio sia la ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova.

Lo sottolinea un comunicato stampa del sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che riporta la dichiarazione della ministra Bellanova nel corso dell’incontro in video conferenza con gli Assessori regionali all’Agricoltura dello scorso 25 febbraio: “Siamo impegnati a tutti i livelli per scongiurare il blocco delle esportazioni di prodotti italiani. Una forma di pratica sleale che va condannato e che deve essere immediatamente fermata. Per questo, d’intesa con gli Assessori regionali all’Agricoltura, chiediamo al Presidente Conte e al Ministro Speranza di sensibilizzare specificamente la Commissione Europea alla Salute sollecitando un intervento per affermare che non sono legittime e tollerabili richieste di certificazione aggiuntive per i prodotti italiani, poiché non sussistono rischi di trasmissione del virus attraverso gli alimenti e gli imballaggi”.

Il 28 febbraio il presidente della Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha poi dichiarato, come riporta agrifood.tech: ”Si sa altrettanto bene che il Made in Italy agroalimentare è sottoposto a severe norme produttive e altrettanti controlli. Si sta facendo sciacallaggio, cercando di azzoppare un settore fondamentale per l’economia e ambasciatore dell’Italia nel mondo”.

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