Ha la buccia simile a quella di una pera comune, ma nasconde una polpa rosa-rossa che ricorda l’anguria. La pera cocomerina è una varietà antica legata a Ville di Montecoronaro, sull’Appennino romagnolo, la cui unicità è stata riconosciuta soltanto negli ultimi decenni.
Nel patrimonio agroalimentare italiano esistono tesori che rischiano di passare inosservati, custoditi nei piccoli borghi e tramandati attraverso le abitudini quotidiane delle comunità locali. Uno di questi è la pera cocomerina, un frutto raro che cresce naturalmente nella zona di Ville di Montecoronaro, frazione del comune di Verghereto, sull’Appennino in provincia di Forlì-Cesena.
A renderla particolare è soprattutto l’aspetto della polpa: mentre all’esterno assomiglia a una piccola pera tradizionale, una volta tagliata rivela sfumature rosa intenso e rosso, con una consistenza granulosa e un sapore molto dolce. Il nome richiama proprio questa caratteristica: cocomerina significa infatti “piccola anguria”.
Una pera speciale, scoperta grazie a una tesi universitaria
Per gli abitanti di Ville di Montecoronaro, gli alberi di pera cocomerina hanno sempre fatto parte del paesaggio familiare. Crescevano nei giardini, nei campi e nei boschi, senza che la loro presenza fosse considerata qualcosa di eccezionale.
La consapevolezza del valore di questa varietà si è sviluppata soprattutto a partire dal 2001, quando Manuela Biserni, una studentessa originaria del paese, dedicò alla pera cocomerina la propria tesi universitaria. Durante la presentazione del lavoro, la ricercatrice agraria Isabella Dalla Ragione, esperta di frutti antichi, venne a conoscenza di questa particolare varietà e iniziò ad approfondirne le caratteristiche.
Le ricerche contribuirono a mettere in luce un elemento decisivo: la pera cocomerina non risultava coltivata altrove in Italia. Le successive iniziative di promozione e la partecipazione a eventi dedicati alle produzioni locali, tra cui il Salone del Gusto, rafforzarono la consapevolezza della sua eccezionalità.
Polpa rosa e gusto dolce: le caratteristiche del frutto
La pera cocomerina appartiene alla specie Pyrus communis, la stessa delle comuni pere coltivate. A distinguerla sono le dimensioni contenute, i semi relativamente grandi e soprattutto la colorazione interna, che può variare dal rosa al rosso acceso.
Esistono due principali tipologie, identificate in base al periodo di maturazione. La varietà precoce viene raccolta generalmente alla fine di agosto, mentre quella tardiva matura tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Quest’ultima presenta spesso una polpa dalla tonalità rosa-rossa particolarmente intensa.
Il frutto ha però una fragilità che rende complessa la sua commercializzazione: una volta maturo e raccolto, deve essere consumato in tempi brevi, indicativamente entro quattro o cinque giorni. Per conservarne più a lungo le qualità, gli abitanti hanno sviluppato diversi metodi di trasformazione, realizzando marmellate, dolci, gelati e liquori.
La confettura di pera cocomerina, in particolare, permette di valorizzare il gusto del frutto anche al di fuori della breve stagione di raccolta. Può accompagnare formaggi e preparazioni della cucina locale, diventando un modo per portare in tavola una parte dell’identità gastronomica del territorio.
La tutela di un patrimonio locale
Dopo aver compreso quanto fosse delicata la sopravvivenza della varietà, alcuni residenti hanno fondato l’associazione Pro Ville, con l’obiettivo di proteggere gli alberi, promuovere il frutto e sostenere le attività di raccolta e trasformazione. L’associazione è oggi collegata alla rete internazionale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.
Le prime ricognizioni individuarono meno di quaranta alberi. Nel tempo, grazie al lavoro di tutela e alla creazione di un frutteto, il patrimonio è cresciuto fino a comprendere, secondo quanto riportato da Popular Science, circa 150-200 alberi, alcuni dei quali hanno all’incirca un secolo di vita.
Il progetto ha suscitato interesse anche sul piano commerciale, ma la disponibilità limitata rappresenta un ostacolo. La produzione non riesce sempre a soddisfare la domanda e, proprio per questo, l’iniziativa di vendita online è stata sospesa quando non è stato più possibile gestire gli ordini.
L’obiettivo dell’associazione, tuttavia, non è trasformare la pera cocomerina in una produzione di massa. La priorità è mantenere viva la varietà nel suo territorio d’origine, salvaguardando gli alberi e le conoscenze legate alla loro coltivazione.
Perché cresce soltanto in questa zona?
Una delle particolarità della pera cocomerina è la difficoltà di riprodurne altrove le caratteristiche. In passato, alcuni alberi sono stati piantati fuori dalla zona di Verghereto, ma i frutti ottenuti risultavano diversi: più grandi e con polpa bianca.
Non esiste ancora una spiegazione definitiva per questa differenza. Tra i fattori possibili vengono indicati l’insieme delle condizioni climatiche e del terreno, oltre alle marcate escursioni termiche tra il giorno e la notte. È quindi probabile che l’ambiente locale svolga un ruolo importante nel determinare le caratteristiche del frutto.
Anche il cambiamento climatico rappresenta una sfida. Le temperature elevate possono anticipare la maturazione, mentre la scarsità di pioggia riduce la quantità del raccolto. Nel 2026, secondo quanto riferito dai promotori locali alla testata statunitense, il caldo ha anticipato la maturazione della varietà precoce di circa venti giorni e la siccità ha contribuito a una produzione inferiore alla norma.
La biodiversità passa anche dai piccoli borghi
La storia della pera cocomerina dimostra quanto sia importante prestare attenzione alle varietà agricole locali, spesso considerate comuni da chi le conosce da generazioni. Dietro un frutto poco appariscente possono nascondersi una storia secolare, caratteristiche botaniche particolari e un legame profondo con il territorio.
La sua tutela non riguarda soltanto la conservazione di un prodotto gastronomico, ma anche la salvaguardia degli alberi, delle tradizioni e delle conoscenze che ne hanno permesso la sopravvivenza. In un panorama agricolo sempre più orientato verso produzioni standardizzate, la pera cocomerina rappresenta un esempio concreto del valore della biodiversità.
A Ville di Montecoronaro, il futuro di questo frutto dipende soprattutto dalla capacità di conservarlo nel suo ambiente, senza perdere ciò che lo rende unico. Una piccola pera dalla polpa color anguria ricorda così che una parte importante del patrimonio naturale italiano si trova proprio nei luoghi meno conosciuti, dove la tradizione continua a custodire storie ancora tutte da scoprire.



