È una cucina normale, modulare, come quelle che sono nelle nostre case. A renderla unica è la trasparenza. Mobili, scaffali, pareti, antine. Tutto trasparente per permettere che il cibo sia visibile in ogni sua fase, dalla materia prima al prodotto finale, rifiuti compresi. 

«Se immaginiamo che tutto sia trasparente e pulito, vuol dire che l’unica cosa che è colorata e visibile è il nostro cibo» dice il co-fondatore di MVRDV Winy Maas e poi aggiunge: «Non implica che in questo modo siamo incoraggiati ad amare il cibo, e che forse anche se meno sexy in questo modo diventa più sano?»

Evento satellite della Biennale di Architettura di Venezia 2016, l’installazione è parte di un progetto di cucina e di casa che cerca di esplorare il futuro dell’ambiente domestico, e si intitola “Infinity kitchen”. 

Realizzata interamente in vetro spera di sviluppare migliori abitudini alimentari, rendendo la preparazione dei cibi fisicamente trasparente.

Il progetto ha visto al lavoro anche l’architetto giapponese Kengo Kuma e l’artista multimediale Chai Ying Yeung e rimarrà in esposizione presso l’Università IUAV di Venezia fino al 30 settembre 2016.

La “cucina infinita” concede a chi la utilizza un maggiore controllo, la capacità di monitorare lo spazio in modo più efficiente. «Io vedo questa cucina come una parte di un sogno più ampio, se invece di questa cucina si trattasse invece di un ambiente, se non una città» afferma Winy Maas. «immaginate se non solo le nostre cucine fossero trasparenti, ma lo fossero anche le pareti che dividono le nostre case da quelle dei vicini e poi ancora quelle dopo e ancora e ancora. Questo potrebbe creare infinite opportunità nelle nostre città, all’interno dei nostri ambienti claustrofobici. Ci regalerebbe una vista, forse la possibilità di goderci le montagne e il mare».

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